Pratico e veloce: grazie al lockdown l'eFood ha cambiato passo



Boom delle vendite online di generi alimentari. Un tipo di spesa che fa risparmiare tempo e che permette alle aziende di offrire ai clienti prodotti mirati


L’avevamo ipotizzato in tempi non sospetti, quando il web non era che uno dei possibili canali distributivi. Ne abbiamo avuto conferma in fase di lockdown, quando gli spostamenti non erano consentiti se non in caso di estrema necessità. Ora anche gli ultimi dubbi sono fugati: l’e-commerce in Italia non è una mera moda, bensì una modalità di vendita imprescindibile. E se le stime dell'Osservatorio B2C del Politecnico di Milano parlano di un giro d’affari dell’e-commerce in Italia nel 2020 pari a 22,7 miliardi nel 2020 (+26% rispetto al 2019) le analisi effettuate dal Centro su Strategic Management e Family Business della LIUC Business School di Castellanza (Varese) attestano il vero e proprio boom delle vendite on-line di prodotti alimentari.

Focalizzato sul grocery alimentare intermediato da parte della Gdo, lo studio della Liuc ha esaminato l’attività di 15 player del mercato italiano che nel 2020 hanno offerto un servizio di spesa online. In particolare, ne sono stati analizzati i rispettivi modelli di business al fine di evidenziare pro e contro del cosiddetto eFood.

Tra i fattori a favore della vendita online di prodotti alimentari spicca, innanzitutto, la possibilità di soddisfare le sopraggiunte esigenze dei consumatori in termini di praticità e velocità. L’eFood evita le code, consente l’acquisto 24 ore su 24, contribuisce ad aumentare la base clienti ed il fatturato, semplifica la gestione dell’inventario e migliora la reputazione dell’insegna tout court.

Un vantaggio ulteriore è rappresentato dall’opportunità per la catena di profilare meglio il cliente, offrendogli servizi accessori sempre più mirati e personalizzati che, tra un touch e un click, accrescono il suo livello di soddisfazione.

C’è però l’altra faccia della medaglia. Tra le principali criticità troviamo, per esempio, la necessità di aggiornare costantemente la piattaforma di vendita online. Viene meno poi il contatto fisico con i clienti nonché l’esperienza multisensoriale, privando il potenziale compratore di vista, olfatto e tatto. Si aggiunga che, per il pagamento, è particolarmente importante guidare il cliente tra le diverse opzioni disponibili nella maniera più semplice possibile. Da sottolineare, inoltre, la rilevanza delle recensioni pubblicate sul web che possono incidere positivamente/negativamente sulle decisioni di acquisto di potenziali clienti. Senza tralasciare fattori critici quali sono la puntualità delle consegna, l’entità dei costi di spedizione, la comparazione immediata delle promozioni.

“I numeri parlano chiaro - spiega la professoressa Chiara Mauri, vice-direttore della Scuola di Economia e Management della Liuc, responsabile della ricerca insieme a Martina Gurioli, PhD candidate -. In Italia nel 2020 il tasso di penetrazione dell’eFood è più che raddoppiato, passando dal 6% del 2019 al 14,2% del 2020 (fonte Statista). Nel nostro Paese può crescere ancora molto, soprattutto se si prende a confronto quanto accade negli altri europei, dove questa modalità di acquisto risulta maggiormente consolidata”.

Due, infine, i fattori chiave emersi dalla ricerca: customer value e consumer impatience. “L’eFood ha ricevuto una forte spinta dalla pandemia, attirando molti operatori che non avevano ancora lanciato l’e-commerce - precisa Mauri -. L’ingresso di nuovi operatori ha reso ancora più evidenti le tante strade per valorizzare il tempo, una delle risorse più critiche nell’era della customer impatience”.


Fonte: repubblica.it